Cent’anni non sono soltanto una ricorrenza. Sono un tempo abbastanza lungo da contenere generazioni, cambiamenti, intuizioni, difficoltà e ripartenze. Traguardo, ma non punto di arrivo, un secolo di storia permette anche di guardarsi indietro senza nostalgia, perché celebrare la propria storia ha davvero senso solo quando quella storia continua a produrre qualcosa nel presente.
Domenica 6 settembre 2026, a Sorbara, la cantina Paltrinieri ha celebrato il suo centenario con una grande giornata di festa, accogliendo moltissimi appassionati in una cornice formata da eccellenze culinarie del territorio, buona musica e solidarietà, mantenendo però sempre il lambrusco al centro, come protagonista principale.
Fondata nel 1926 da Achille Paltrinieri, nella fertile pianura alluvionale compresa tra i fiumi Secchia e Panaro, l’azienda si è sempre impegnata a valorizzare il forte legame tra territorio e varietà autoctone di Vitis vinifera. Nel corso del tempo, prima Gianfranco e poi Alberto hanno dovuto scontrarsi con un mercato, quello vinicolo, che prediligeva produzioni di grandi quantità, talvolta a discapito della qualità.
Nel 1998 è stata la prima cantina del territorio a vinificare il Sorbara in purezza, puntando sulla rifermentazione in bottiglia e credendo nell’eleganza espressa nel calice. Forte del legame tra luogo, pianta e famiglia (terroir, per dirlo alla francese), Paltrinieri lavora costantemente per esaltare il prodotto: abbrevia il periodo di macerazione e diversifica i metodi di spumantizzazione con rifermentazione in bottiglia, in autoclave e con Metodo Classico, arricchendo così di sfumature un vino, il lambrusco di Sorbara, che grazie agli alti livelli di acidità si presta perfettamente come base spumante, confermandosi una delle tipologie più importanti del panorama emiliano.
Quale momento migliore per celebrare quest’uva insieme a tutti gli ospiti presenti alla festa del centenario? Una verticale di Radice, spumante rifermentato in bottiglia, con cinque calici di quattro annate diverse, 2025, 2020, 2015 e 2010, impreziosita dall’accompagnamento di qualche pezzo di Parmigiano Reggiano di diverse stagionature, del caseificio Malandrone 1477. Una degustazione che ha messo in luce le differenze tra le quattro annate e ha svelato gli effetti del tappo sulla maturazione del vino in bottiglia, dato che la cantina, dal 2015, ha scelto di usare il tappo a corona invece del classico tappo in sughero utilizzato fino a quel momento.
Radice 2025, ultima annata in commercio, ha mostrato le sue tipiche caratteristiche: pulizia e precisione al palato, con sentori agrumati di pompelmo e di fiori di zagara, perlage allegro e colore tenue che ne sottolinea la giovane età.

Radice 2020, anch’esso con tappo a corona, ha mostrato un colore più pieno, tendente al corallo, con sentori concentrati sui piccoli frutti rossi, come lampone e fragolina di bosco. In bocca l’ingresso è succoso e la chiusura è dolce, mentre la bollicina diventa un sensibile dettaglio all’interno del calice. Dopo sei anni questo vino dimostra ancora una gioiosa coerenza.
L’assaggio di Radice 2015 con la doppia tappatura è stato un momento veramente interessante. Se con il tappo a corona il vino mantiene il focus principale su note fruttate più evolute, lampone e fragoline mature, accompagnate da lievi sentori di arancia, Radice con tappo in sughero condivide la stessa impronta agrumata, ma sostituisce i piccoli frutti rossi con una nota più tropicale. Evolvendo più velocemente nel calice, il vino tappato a sughero mantiene comunque la sua effervescenza, anche se meno irruenta rispetto all’altro, forse più espressivo, ma ben conservato nel tempo. Due vini che raccontano espressività diverse, sui quali sono ben visibili i segni del tempo, ma che, ciò nonostante, risultano gradevolissimi e dotati di grande carattere.
Radice 2010 è stato il vino più particolare. La presenza di note ossidative e la lunga azioni dei lieviti spostano lo spettro olfattivo su note quasi “formaggiose”, di caramello salato e di frutti concentrati che ricordano la marmellata. La bollicina, quasi impercettibile, è intessuta nel sorso e, nel complesso, questo vino in età adulta non risulta comunque affaticato. Forse non adatto a ogni occasione, ma assaggiarlo rimane una piacevole esperienza.
Dopo la masterclass condotta da Pietro Sangiorgio, la giornata è proseguita nel cortile della tenuta, trasformato per l’occasione in un grande spazio di convivialità, dove il vino ha incontrato la cucina del territorio, accompagnato dalla musica dal vivo e dall’entusiasmo dei tanti ospiti presenti.
Un vero e proprio percorso gastronomico in stile street food, animato da chef, ristoratori e produttori che hanno interpretato, ciascuno a modo proprio, i sapori della tradizione emiliana. Tra i protagonisti Luca Marchini de L’Erba del Re, Giovanni Mandara di Piccola Piedigrotta, Giovanni Cuocci de La Lanterna di Diogene, la famiglia Morandi dell’Hosteria Giusti, Giovanna Guidetti dell’Osteria La Fefa, Francesco Rompianesi de Al Boschetto da Loris e Robby Moncata di Gnock & Roll. A completare il percorso gastronomico, la Mortadella Favola di Palmieri, il Salumificio Valpa, La Congrega dei Liffi e le proposte dolci di Gianluca Degani della Gelateria Bloom.

Il tutto accompagnato, naturalmente, dai vini di casa Paltrinieri e dalle note musicali di Tonno, Jacky Sax e Sorbara Band, che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più festosa. Un’occasione per ritrovarsi, condividere un calice e celebrare non soltanto il traguardo raggiunto dalla famiglia Paltrinieri, ma anche quella rete di persone, amicizie e collaborazioni che negli anni ha contribuito a valorizzare il territorio.
Non è mancato, infine, lo spazio per la solidarietà. L’intero ricavato della giornata è stato infatti devoluto all’associazione Il Veliero, realtà impegnata nel sostegno educativo e nell’aiuto allo studio degli studenti delle scuole superiori del Comune di Modena. Un gesto che ha dato alla festa un significato ulteriore, trasformando una ricorrenza familiare e aziendale in un’occasione concreta di condivisione con la comunità.
Cent’anni di storia, dunque, ma soprattutto la voglia di continuare a scriverne di nuova, con lo stesso legame con la terra, la stessa passione per il Lambrusco di Sorbara e lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno.
E quasi a voler sottolineare che il tempo, in una cantina, non si ferma mai, il giorno successivo ai festeggiamenti, lunedì 7 settembre, è iniziata la vendemmia. Dopo una domenica trascorsa a celebrare il passato, la famiglia Paltrinieri è tornata tra i filari, pronta ad affrontare una nuova annata. Perché in fondo, nel mondo del vino, ogni vendemmia è un nuovo inizio, un’altra pagina da aggiungere a una storia che continua, un sorso alla volta.

