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  • d’Araprì, la musica nel calice: viaggio nella culla del metodo classico pugliese

    d’Araprì, la musica nel calice: viaggio nella culla del metodo classico pugliese

    La nascita di d’Araprì e il sogno di tre musicisti

    Il mio ultimo viaggio in Puglia mi ha dato l’opportunità di conoscere una realtà di cui avevo sentito parlare molte volte, ma che non avevo ancora avuto modo di visitare personalmente. Una cantina fatta di artisti, artigiani, pionieri e soprattutto amici che, grazie alla loro visione e alla loro passione, sono riusciti a diventare un punto di riferimento della spumantistica italiana.

    Nata nel 1979 dal sogno di tre amici jazzisti, d’Araprì è stata la prima cantina pugliese a dedicarsi esclusivamente alla produzione di spumanti Metodo Classico, una scelta coraggiosa e controcorrente per l’epoca.

    Nel cuore di San Severo, tra le strade tranquille del centro storico, siamo stati accolti con grande calore da Anna, che fin dai primi minuti ci ha trasmesso il senso di appartenenza e l’identità di questa realtà. Ogni dettaglio raccontava una storia fatta di passione, sacrificio e profondo legame con il territorio.

    La cantina ipogea nel cuore di San Severo

    La visita è iniziata tra gli ambienti storici della cantina per poi proseguire nella suggestiva cantina ipogea, senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti dell’intero percorso.

    Scendere nei sotterranei settecenteschi significa entrare in una dimensione diversa, dove il tempo sembra rallentare. Qui migliaia di bottiglie riposano al buio, protette dagli sbalzi termici e accompagnate da un silenzio che diventa parte integrante del loro affinamento.

    Camminando tra pupitres, cataste di bottiglie e corridoi umidi, ho percepito con chiarezza quanto il Metodo Classico richieda pazienza, precisione e dedizione quotidiana. Ogni bottiglia rappresenta il risultato di un lavoro lungo e meticoloso, costruito senza scorciatoie.

    Il Bombino Bianco, anima delle bollicine d’Araprì

    Uno degli aspetti più interessanti della visita è stato approfondire il legame tra d’Araprì e il Bombino Bianco, vitigno autoctono che costituisce il cuore della produzione aziendale. Un’uva che per anni è stata sottovalutata, ma che qui trova una delle sue espressioni più eleganti e identitarie.

    Grazie alla sua naturale freschezza e alla spiccata acidità, il Bombino Bianco si dimostra particolarmente adatto alla spumantizzazione, dando origine a vini di grande finezza e longevità.

    La storia della cantina nasce da una vera intuizione pionieristica. In un periodo in cui il Sud Italia non era associato alle grandi bollicine, Girolamo d’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore credettero fermamente nel potenziale del territorio di San Severo. Scelsero così di investire esclusivamente sul Metodo Classico, valorizzando i vitigni locali e costruendo nel tempo un’identità unica nel panorama enologico nazionale.

    La degustazione: quattro interpretazioni del Metodo Classico

    La degustazione mi ha permesso di comprendere fino in fondo la coerenza stilistica della produzione aziendale.

    Il primo vino assaggiato è stato il Sansevieria, ottenuto da Nero di Troia in purezza e affinato per 36 mesi sui lieviti. Nel calice ha mostrato eleganza, complessità e una piacevole profondità aromatica.

    Successivamente ho degustato il Rosé Brut, nato dall’unione di Montepulciano e Pinot Nero. Dopo 24 mesi sui lieviti si è espresso con freschezza, sapidità e una persistenza gustativa particolarmente appagante.

    Il terzo assaggio è stato l’RN, Bombino Bianco in purezza. La prima fermentazione in legno e la permanenza sui lieviti per almeno 36 mesi regalano profumi che richiamano il burro, la crosta di pane e la frutta tropicale. Al palato si è rivelato pieno, dinamico e ricco di personalità.

    A seguire ho degustato il Pas Dosé, ottenuto da Bombino Bianco e Pinot Nero. Dopo almeno 24 mesi sui lieviti si è presentato raffinato, equilibrato e caratterizzato da un perlage delicatamente cremoso che ne accompagna l’eleganza gustativa.

    Tutti i vini degustati hanno mostrato una chiara identità territoriale, accompagnata da equilibrio, freschezza e profondità espressiva.

    Un’esperienza che lascia il segno

    Ciò che porto con me da questa esperienza non è soltanto il ricordo dei vini degustati, ma soprattutto l’energia umana che anima questo luogo. d’Araprì rappresenta una testimonianza concreta di come visione, amicizia e passione possano trasformarsi in un progetto capace di lasciare un segno nel panorama vitivinicolo italiano, sempre un sorso alla volta.

    Sito ufficiale della cantina:

    https://www.darapri.it/en/