Categoria: Curiosità

Approfondimenti, aneddoti e dettagli poco noti per scoprire il vino da nuove prospettive.

  • Blanc de Morgex e l’abate Alexandre Bougeat

    Blanc de Morgex e l’abate Alexandre Bougeat

    La Valle d’Aosta è la più piccola regione vitivinicola d’Italia. Un territorio impervio, dove la vite sfida le pendenze della montagna dando vita a una viticoltura eroica che si estende su appena 450 ettari, una superficie paragonabile a quella della Valle d’Isarco, in Alto Adige. Numeri modesti che racchiudono un mosaico di vigneti, vitigni autoctoni e tradizioni, espressione di un territorio unico nel panorama enologico italiano.

    Tra le sue eccellenze spicca il Blanc de Morgex et de La Salle, ottenuto da uve Prié Blanc coltivate alle pendici del Monte Bianco, tra i 900 e i 1.200 metri di altitudine.
    Negli anni Sessanta, però, questo straordinario patrimonio rischiò di andare perduto. Lo spopolamento delle vallate e le difficoltà di una viticoltura tanto estrema portarono molti a pensare che il futuro del Prié Blanc fosse ormai segnato.

    Fu allora che l’abate Alexandre Bougeat, parroco di Morgex dal 1946, iniziò a lavorare per invertire questa tendenza. Nel vigneto della canonica sperimentò nuove tecniche di vinificazione e fu tra i primi a credere che il Blanc de Morgex potesse diventare un vino capace di affermarsi ben oltre i confini della Valle d’Aosta. Nel 1964 realizzò uno dei primi imbottigliamenti destinati alla commercializzazione, in un’epoca in cui gran parte della produzione veniva ancora consumata localmente o venduta sfusa.

    Bougeat comprese che la qualità, da sola, non sarebbe bastata. Per dare un futuro al Prié Blanc era necessario coinvolgere l’intera comunità. Convincendo i viticoltori a unire le forze, favorì la nascita dell’Association des Viticulteurs, il primo passo verso la fondazione della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle nel 1983 e, tre anni più tardi, verso il riconoscimento della DOC.

    Il suo lavoro attirò l’attenzione di Luigi Veronelli, che arrivò ad affermare che, se avesse dovuto salvare un solo vino bianco italiano, avrebbe scelto proprio il Blanc de Morgex. Un riconoscimento che testimonia il valore della visione dell’abate e del lavoro svolto dai viticoltori della valle.

    Tra le nevi del Monte Bianco non è sopravvissuto soltanto un vitigno. È sopravvissuta la volontà di una comunità che ha scelto di custodire la propria identità, trasformando una viticoltura estrema in un patrimonio da tramandare.

    Perché, a volte, la storia di un territorio si racconta semplicemente così: un sorso alla volta.

  • Lessona : il primo cru della storia?

    Lessona : il primo cru della storia?

    Dieci denominazioni, pochi chilometri e una storia che potrebbe riscrivere ciò che sappiamo sull’origine dei cru.

    Nel cuore dell’Alto Piemonte, tra le province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola, convivono dieci denominazioni storiche accomunate dal Nebbiolo. Un mosaico di territori caratterizzato da superfici vitate contenute e da un numero limitato di produttori che custodiscono alcune delle espressioni più autentiche del vino piemontese; proprio qui, dietro un luogo che custodisce una grande identità si cela una domanda affascinante: il primo “cru” della storia potrebbe essere nato in Italia?

    Quando si parla di cru, il pensiero corre immediatamente alla Borgogna o a Bordeaux. Tuttavia, tra le colline di Lessona esiste una testimonianza che anticipa di secoli le più celebri classificazioni francesi.

    Nel 1436, infatti, un atto notarile cita esplicitamente la vigna San Sebastiano allo Zoppo per l’eccezionale qualità delle sue uve. Un riconoscimento straordinario che individua una singola parcella come superiore alle altre, proprio come oggi definiremmo un cru.

    Si tratta di una delle più antiche attestazioni documentate al mondo di valorizzazione di uno specifico vigneto. Quando la famiglia Sella acquistò la proprietà nel 1671, la fama di quella collina era già consolidata da oltre due secoli.

    Una storia che porta a guardare con occhi diversi questo angolo di Alto Piemonte: mentre il mondo attribuisce la nascita del concetto di cru alla Francia, a Lessona una vigna d’eccellenza veniva già identificata e celebrata quando mancavano ancora decenni alla scoperta dell’America.